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Per raggiungere il regno di Spiter, arrivando da Ovest, bisognava prima attraversare un altro reame un po' più grande, conosciuto come l'Impero Dorato. La prima volta che avevamo sentito questo nome non vi avevamo associato nulla di particolare, ma adesso, alla luce di quel "Dite alla Corona Dorata..." che continuamente ci risuonava nella testa, pensammo che le due cose potessero essere in qualche modo collegate e decidemmo se non altro di tenere gli occhi aperti e le orecchie ben dritte. Naturalmente, visto che la fortuna non è mai troppa nel mestiere dell'avventuriero, appena arrivati vicino ai confini dell'Impero Dorato venimmo a conoscenza che esso era a pochi passi dalla guerra con il Regno di Spiter, cosa che ci rallegrò immensamente perché ora diventava circa venti volte più difficile raggiungere il nostro caro amico Igor Goritia. Ma prima che ci fosse concesso il tempo di cominciare a disperarci, venimmo a conoscenza di una notizia che ci distrasse dal nostro compito primario: non ci volle molto, infatti, prima che capissimo che nell'Impero Dorato era usanza che il regnante di turno venisse chiamato con l'appellativo, appunto, di "Corona Dorata". Decidemmo se non altro di tentare di ottenere un'udienza, prima di proseguire per la nostra strada... poveri illusi. Ci separammo dalla carovana in corrispondenza della Città Dorata, la capitale dell'Impero, e ci recammo a palazzo per chiedere udienza all'attuale Imperatrice. Ci aspettavamo che la burocrazia rendesse difficile se non impossibile il nostro desiderio, ma ci bastò pronunciare il nome dello Scettro Nero perché il nostro nome improvvisamente scattasse in cima alla lista di coloro che desideravano incontrare la Corona Dorata, ed infatti essa ci ricevette quella sera stessa. All'Imperatrice, una graziosa ragazzina umana di quasi vent'anni, raccontammo dell'incontro con il cavaliere nella palude, e come prova della nostra sincerità mostrai lo spadone che portavo sempre in spalla. Alla vista dell'arma, tutta la corte fu percorsa da un fremito, e finalmente persuasi della nostra buona fede si accinsero a spiegarci la storia dell'Impero Dorato. Nell'antichità, ci narrarono, era usanza che a governare il Paese fossero il regnante e il suo primo consigliere: come segno di riconoscimento, entrambi avevano un oggetto di straordinario potere che, abbinato all'altro, garantiva la protezione e la prosperità dell'Impero Dorato. Il regnante aveva una corona d'oro, la stessa che in quel momento portava sulla testa l'Imperatrice, che diede vita all'usanza di indicare il re con l'appellativo di "Corona Dorata"; il primo consigliere era proprietario invece di una mazza nera, quella che avevamo visto in mano al cavaliere nella palude, che gli valeva il titolo di "Scettro Nero". Per molti secoli queste due forze erano vissute in armonia e prosperità, ma circa 700 anni prima era accaduto un fatto senza precedenti: l'allora primo consigliere Tir Na Nog, infatti, aveva abbandonato il suo posto alla destra della Corona Dorata ed aveva anzi tentato di impadronirsi della corona stessa, per combinarla con lo scettro e cavarne fuori un potere oltre ogni immaginazione. Una guerra sanguinosa aveva segnato gli anni successivi, e Tir Na Nog si era ritirato sull'arcipelago delle Sette Isole, suo luogo di nascita, per riorganizzare l'esercito e prepararsi a sferrare un attacco magico di immani proporzioni. Ma il momento dell'attacco finale non era mai giunto. Da quando Tir Na Nog si era rifugiato sulle Sette Isole, poste a qualche miglio di distanza dall'Impero Dorato, nessuno aveva più avuto sue notizie. |
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