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Giunto all'ingresso della grotta, una terribile sorpresa attendeva il mio compagno. Ci riferì più tardi di essere entrato nella stanza di corsa e di aver trovato Skarim, Jen e Mons accasciati sul terreno, con il cuore spaccato e le spade in mano, inequivocabilmente morti. L'unico ancora in vita era Sil, che a gesti riuscì a spiegare che i suoi amici si erano suicidati per permettere a noi di uscire dalla grotta, e che anche la sua vita era necessaria per questo. Aramil riuscì a convincerlo a venirci ad aiutare e fu un bene, perché io intanto stavo meditando di estrarre le sciabole e cominciare a far volare qualche testa. La reazione di Sil quando vide la situazione mi stupì molto: improvvisamente freddo, si voltò verso di me e con un gesto brutale mi indicò di uccidere gli uomini-polpo che ci sbarravano la strada. Quelle creature mi facevano pena, ma pur di uscire di lì ubbidii e li falciai con estrema facilità, fino a convincere i superstiti a fuggire. A quel punto, repentinamente Sil agguantò Gilraen per le spalle e risucchiò da lei il fumo nerastro che il sacerdote le aveva soffiato in bocca: in pochi istanti vedemmo la sua pelle raggrinzirsi, il suo volto smagrire, e dopo un attimo Silencio era per terra, apparentemente invecchiato di un'ottantina d'anni ed immobile. Mi chinai su di lui e constatai che, per quanto incredibile potesse sembrare, a tutti gli effetti pareva che il ragazzino fosse morto di vecchiaia. Ma Lorien, con la sua percezione particolare per la malvagità, si teneva lontana da lui e ci comunicò che qualcosa si agitava dentro il suo corpo, qualcosa che non le piaceva affatto. Era ormai inutile portare i cadaveri con noi in città. Tristemente li accatastammo nell'ingresso alla grotta, prendemmo la spada di Skarim e demmo fuoco al tutto. E per un attimo, in mezzo alle fiamme... sì, per un istante fui certa che il volto di Silencio fosse tornato giovane e sereno mentre le fiamme lo lambivano. Ma poi il rogo coprì tutto alla nostra vista, e per buona misura tornai in forma di drago e feci crollare il tetto della caverna in modo che nessuno potesse più accedervi, né per errore né per intenzione. Mentre io facevo questo, Lorien era china ad osservare lo spadone nero di Skarim. Riuscì a decifrare le rune che coprivano la lama, affermando che esse indicavano un nome proprio, Nightwish, che probabilmente era il nome della spada stessa; ma ancora una volta la vidi ritrarsi, ed affermare che quello spadone non le piaceva. Rassegnata, me lo caricai sulle spalle e tornammo tutti assieme verso la Città della Posta. I nostri timori che gli abitanti della città ci accusassero della scomparsa dei quattro compagni rimasero per fortuna infondati. Andammo difilato all'abitazione del giudice, il padre di Mons, che con incommensurabile dolore ci rivelò che la figlia gli aveva lasciato un biglietto la notte prima, nel quale spiegava che non sarebbe più tornata. Seppure distrutto dalla sofferenza, il giudice ci ringraziò dei servigi resi alla città e permise alle carovane di ripartire verso Est. Il nostro viaggio continuava.
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© Compagnia dell'Altare 2005 |