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Da allora, nessuno aveva più osato toccare Jen, Mons e Skarim, che addirittura aveva fatto carriera ed era diventato sceriffo. Con Sil era un'altra cosa... nessuno si faceva scrupolo di tormentare un piccolo muto, e anche me capitò una volta di dover mozzare qualche mano per evitargli di farsi ammazzare. Fortunatamente il suo eterno sorriso non si affievoliva mai, e non pareva prendersela a male per i torti subiti. Ma anche se nessuno si azzardava ad aprire bocca, l'odio per i quattro amici era rimasto... alimentato forse, dall'invidia per il fatto che loro erano riusciti dove tanti avrebbero dovuto soccombere. Questa era, dunque, la situazione che ci si presentava, quando una notte io e Lorien sentimmo ululati e grida provenire da Est. Ci precipitammo fuori dalla città, infrangendo l'ordine dell'ufficio dello sceriffo, e dopo poco vedemmo correre nella nostra direzione proprio i quattro lupi in fabula: Mons aveva una profonda ferita a una spalla, Jen era tutto bruciacchiato, Skarim sembrava passato attraverso un tritacarne e, tanto per cambiare, Silencio era l'unico indenne. Li accompagnammo all'ufficio dello sceriffo e lì, mentre Mons si dava da fare con le sue arti di guaritrice, Jen ci raccontò la storia che avevamo già sentito il giorno prima dalla bocca del giudice. Quella notte, concluse, erano andati a fare un sopralluogo alla grotta dove quattro anni prima avevano sfidato e sconfitto il mago, ma non erano riusciti ad arrivare che all'ingresso nella montagna, prima di essere ricacciati indietro da un'orda di orribili mostri. Di comune accordo, decidemmo che la sera dopo li avremmo accompagnati anche noi quattro, per vedere se in otto saremmo stati in grado di mettere la parola FINE a quella faccenda una volta per tutte. La sera dopo guadagnammo l'ingresso alla grotta, non senza un'aspra battaglia contro delle specie di uomini dalle teste di polpo che ci avevano sbarrato la strada, ma una volta all'interno Skarim, Mons e Jen insistettero perché fossimo solo noi quattro a proseguire nell'esplorazione. Il loro tempo, dissero, era già passato, e si disposero a cerchio in atteggiamento di preghiera. A me ed ai miei compagni non restò altro da fare che andare avanti nel cunicolo da soli... ma, nel dubbio, io preferii riacquistare la mia forma originaria prima di inoltrarmi nel buio. Alla fine del tunnel trovammo una grande stanza circolare, con al centro un braciere ricolmo di una sostanza oleosa. Una volta incendiato, da esso si alzò una fiamma di colore nero che pian piano raggiunse il tetto della grotta, e che al posto di affievolirsi man mano che l'olio si consumava diventava sempre più alta. Mentre il fuoco ardeva, Aramil tentò di tornare indietro verso la stanza dove avevamo lasciato Skarim, Mons, Jen e Silencio, ma senza sapere come avesse fatto si ritrovò di nuovo al punto di partenza, nella sala del braciere. Alla fine, sopraffatta dalla curiosità, con un gesto - lo ammetto - poco intelligente sfiorai la fiamma nera... e immediatamente sparii risucchiata in un vortice d'ombra. Ai miei compagni non restò che seguirmi. |
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© Compagnia dell'Altare 2005 |