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I compagni che ci avevano scortato fin lì, Lostris e Ryu, finirono perduti lungo la via, ma al loro posto si aggiunsero un druido di nome Aramil e una maga di nome Gilraen. Tutti e due elfi... o almeno, così parevano, ma quando ci raccontarono di aver sognato la stanza in cui io e Lorien eravamo state capimmo subito che non potevano essere veri elfi, o non sarebbero sopravvissuti al sogno. Non mi ci volle molto per capire che Aramil era un mezzo drago, forse d'argento, ma Gilraen era un'altra storia... c'era qualcosa di strano in lei, ma non mi faceva venire in mente nessuna creatura di quelle che conoscevo. Comunque, io e Lorien incontrammo i nostri due nuovi acquisti poco dopo aver lasciato Carré, in una cittadina di passaggio nella quale eravamo stati costretti a fermarci per volere dello sceriffo locale. Pareva infatti che da qualche tempo i dintorni della Città della Posta (questo era il nome con cui era conosciuta ai viaggiatori) non fossero più sicuri come prima, e che la gente che si aggirava da sola dopo una certa ora avesse la misteriosa tendenza a sparire nel nulla. Per nulla desiderosi di perdere tempo in quel buco polveroso, io e i miei compagni ci accordammo per fare un tentativo di vederci chiaro in quella faccenda e, possibilmente, di risolverla. Le personalità della cittadina, non mancammo di osservare, parevano essere quattro: lo sceriffo locale, un omaccione dai modi decisamente rozzi di nome Skarim, che portava sempre al fianco uno strano spadone nero come la notte; la sua consorte, Mons, una damina aristocratica ma dall'aria gentile; un giovane mago, Jen, storpio da una gamba e simpatico come un tuffo nell'acqua gelata di prima mattina a gennaio; e un ragazzino muto e gioviale, Silencio, che tutti conoscevano come Sil. Ho detto che erano le personalità più in vista della città, badate, ma ciò non significa che la gente del luogo li amasse. Stando a quanto venni a sapere più tardi dallo stesso padre di Mons, il giudice del paesino, quei quattro erano stati sempre considerati alla stregua di "scemi del villaggio" dal momento stesso della loro nascita: Jen era solo un povero storpio, Sil un idiota sordomuto, Mons una sgualdrinella di alto borgo e Skarim... beh, nel suo cervello effettivamente c'era ben poco di cui valesse la pena vantarsi. Poi, un giorno di quattro anni prima, la gente aveva cominciato a sparire misteriosamente proprio come adesso. Girava voce che fossero stati presi prigionieri da un mago che abitava in un cimitero fuori città, da dove di notte si sentivano salire ululati agghiaccianti, e che costui li avesse usati come cavie per i suoi orrendi esperimenti di magia. Sia come sia, gli unici che avevano avuto il coraggio di andare a sfidare il mago erano stati proprio i quei quattro relitti della società, e nessuno aveva pianto al pensiero della loro morte. E invece, per quanto bizzarro potesse sembrare, non erano morti. Anzi, erano tornati in uno stato completamente diverso da quando erano partiti. Skarim aveva la sua spada, quel nero spadone che ghiacciava il sangue nelle vene alla sola vista; Mons aveva acquisito abilità da guaritrice; e Jen aveva la sua magia. L'unico che paresse immutato era Silencio, il piccolo ragazzino muto e sempre sorridente. |
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© Compagnia dell'Altare 2005 |