La Compagnia dell'Altare
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Le sabbie del tempo rotearono nuovamente attorno a me, ed io seguii il re decaduto nel suo progressivo abbrutimento, mentre i secoli passavano veloci davanti a me. Lo vidi ridotto a poco più di un mendicante, con le vesti lacere e sporche, con una benda sudicia attorno al braccio che stranamente non sembrava essere più guarito. E infine vidi uno dei suoi ultimi incontri, una visione che mi chiarì improvvisamente molte cose.

Colui che un tempo era stato un re, e che adesso non era altro che uno straccione, stava inginocchiato davanti a un altro uomo. Costui era vestito esattamente come avevamo visto il ladro nella stanza del mattone, con gli stivali e i pantaloni di pelle nera, la casacca grigia e il bracciale borchiato al braccio sinistro: il suo volto era in ombra rispetto a dove mi trovavo io, ma riuscivo a scorgere un pizzetto nero e lunghi capelli corvini sulle sue spalle. Il mendicante lo guardò, e poi accettò il dono che gli veniva porto, un bracciale di cuoio borchiato identico a quello che portava l'uomo in piedi davanti a lui. D'un tratto capii: la prima volta che avevamo visto il re decaduto, egli portava quegli abiti in onore di questo uomo che evidentemente adorava. Non era che un suo tirapiedi, in definitiva.

La visione stava lentamente svanendo attorno a me. Sentivo che stavo tornando a casa, ma in quel momento l'uomo dai capelli neri si voltò e...

...mi guardò! Mi vide in faccia, ne sono sicura. E sotto quello sguardo, io provai un terrore che nemmeno nei miei sogni più orrendi avevo immaginato, come una lama ghiacciata che mi attraversasse le carni. Ricordo di aver voltato precipitosamente il viso, ma non prima di vedere che sulla fronte di quest'uomo... questo essere... era marchiato a fuoco un simbolo simile al picche delle carte da gioco, ma tutto distorto, come fosse finito sott'acqua. Dopodiché, grazie agli dèi, aprii gli occhi e mi ritrovai nella grotta di Temushin.

I miei compagni ed io ci raccontammo i rispettivi sogni, mentre il sacerdote ci stava ad ascoltare. Alla fine, toccò a lui darci qualche lume, viste le sue conoscenze storiche che decisamente noi non possedevamo.

Temushin ci raccontò che il ladro della pietra, il re decaduto che io avevo sognato, si chiamava Argail ed era stato sconfitto in battaglia da Sir Asamor, il luogotenente dalla bianca armatura. Speravo che ci desse lumi anche su chi era il vero comandante dell'esercito di Sir Asamor, ma Temushin negò di saperne il nome ed affermò che non c'era anima viva in grado di raccontarlo. Ci raccontò a grandi linee della battaglia che Sir Asamor aveva combattuto contro il malvagio re Argail, nella città di Nyaras, e di come alla fine l'avesse sconfitto.

A questo punto, per qualche motivo mi sentivo stranamente riluttante a parlare dello strano incontro di Argail, ma Temushin indovinò i miei pensieri e ci rivelò che l'essere che avevo visto (e che probabilmente aveva visto me, pensai con un brivido di apprensione) si faceva chiamare Arm Legion ed era... non ho familiarità col concetto di "dio", non ce l'ho mai avuta, ma penso che lui si possa definire in questa maniera senza sbagliare troppo. Dove c'è qualsiasi cosa che non va per il verso giusto, ci disse Temushin, quasi sicuramente si può imputare la colpa ad Arm. E il suo tirapiedi più fedele era proprio Argail.

© Compagnia dell'Altare 2005