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Ci ritrovammo in una radura desertica, tutti e tre assieme. Ma eravamo cambiati: ognuno di noi aveva infatti assunto la sua forma originaria, quella del sangue che cantava dentro le sue proprie vene. Io ero un drago del Canto, grande e maestosa come non sarei stata se non fra tante migliaia d'anni; Aramil era un drago d'Argento, più piccolo in quanto era solo il sangue di sua madre che si stava esprimendo; e Gilraen era un Naga, con una lunga coda flessuosa che arrivava fino a sei metri e forse anche più. In lontananza si scorgevano le mura di una città, per la quale provavamo un'attrazione irresistibile. Cominciammo ad avanzare, spinti da una forza misteriosa, e man mano che ci avvicinavamo alla città ci accorgemmo che la pianura non era affatto deserta, bensì piena di persone... creature... di ogni genere, appartenenti alcune a razze che non avevamo mai visto prima, che come noi convergevano verso quel mistico fulcro che tutti desideravamo raggiungere. Varcammo tutti assieme le porte della città, e cominciammo a sentire una musica provenire da lontano. Al centro si ergeva un tempio, fatto quasi interamente di un cristallo opaco, ed era verso quell'edificio che il mio cuore mi diceva di andare. Avanzammo, circondati da tutte le altre creature, mentre la musica si faceva sempre più forte, e quando entrammo nel tempio vedemmo una meravigliosa fiamma ergersi al suo centro, alta fino al cielo, che mandava un canto di indicibile bellezza. Tutti quanti si avvicinavano alla Fiamma che Canta, e senza esitare si buttavano nelle sue spire ardenti, svanendo senza lasciare traccia. I miei compagni ed io non potemmo trattenerci dal fare la stessa cosa, e l'oscurità si chiuse su di noi mentre precipitavamo negli abissi della mistica canzone. Quando aprimmo gli occhi, stavamo fluttuando nel vuoto. Attorno a noi tutto era buio, un buio innaturale... ed era giusto che fosse così, capimmo, perché ancora non esisteva nulla. Poi, lentamente, vedemmo avanzare una figura risplendente di luce... la ragazza più bella che avessimo mai visto, anche se questo non basta minimamente a descriverla. Dalle sue mani aperte sbocciava una luce bianca, e da essa partivano mille luci più piccole che si disperdevano nel vuoto. Piano piano, vedemmo il mondo a noi familiare apparire da quelle fiammelle... il cielo, l'acqua, la terra, e poi tutte le creature del mondo, elfi, nani, orchi, uomini e così via. La Creatrice chiuse infine la mano, e quando la riaprì si era materializzato in essa un mattone... beh, questo è ciò che sembrava, almeno. Poi ella lasciò andare per il mondo tutti gli esseri che aveva creato, ma prese con sé la coppia di creature più belle di ogni razza e le portò in una sala... la sala che avevo visto all'inizio di quella pazza avventura, mi resi conto dopo un attimo di sbigottimento, e che Aramil e Gilraen avevano sognato! Qui, essi si sedettero in una serie di nicchie sul muro e rimasero lì ad occhi chiusi, come li avevo trovati io dopo molti e molti... secoli? Millenni? Io non lo so di certo. Non credo finora di essere riuscita a descrivervi bene ciò che abbiamo provato, durante tutta quella scena... l'unica cosa che posso dirvi è che, se non fossimo stati esclusi tra le razze che erano uscite dalle mani della Creatrice (perfino in quel momento non potemmo fare a meno di notare che non c'erano draghi in mezzo a quelle creature, né Naga), saremmo sicuramente morti per lo shock. |
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© Compagnia dell'Altare 2005 |