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Gilraen decise di tenersi il leggio. Con i serpenti ha sempre avuto una certa... affinità, potremmo dire. E poi, era un oggetto molto bello, e si poteva smontare in due pezzi così da poterlo trasportare più comodamente. Con questo nuovo bottino, procedemmo verso la penultima isola. Era questa una di quelle isole che la gente dell'Impero Dorato definiva "neutrali", ossia che non avevano contatti con l'esterno ma che nessuno riteneva particolarmente pericolose. Il Capitano Hicks, ancora in collera per l'incidente che aveva coinvolto i suoi tre marinai, si rifiutò di far scendere altri dei suoi uomini con noi, così dovemmo abbandonare la nave da soli per andare alla scoperta dell'isola. I monaci che la abitavano si rivelarono tutti molto molto cortesi con noi. Il loro culto sembrava pacifico, e l'unica cosa che risaltava di essi ai nostri occhi erano le lunghe toghe che portavano, di un colore indefinibile, che partiva dal giallo per sfumare nell'arancio e nel rosso, quasi volesse imitare le cangianti sfumature delle fiamme. I sacerdoti ci portarono dal loro capo, che non si muoveva mai da una camera scavata in profondità nella montagna. La stanza era rischiarata quasi a giorno da un gran numero di torce appese alle pareti, ed era occupata da un gran numero di sacerdoti apparentemente in meditazione. Al centro stava un uomo che avrebbe potuto avere qualunque età: anch'egli indossava le stesse vesti dei suoi sacerdoti, e teneva in mano un lungo bastone con il quale non faceva che rimestare dentro a un pozzo che si apriva davanti ai suoi piedi, un pozzo ricolmo di acqua che ad ogni giro assumeva i più vari colori dell'iride. Ci sedemmo davanti a lui. L'uomo aveva un nome strano, Temushin, e non era estremamente loquace. Riuscimmo a cavargli l'assicurazione che su quell'isola non c'era mai stato nessun possedimento di Tir Na Nog, anche se con estrema fatica. Per tutta la durata del discorso, l'uomo non smise mai di rimescolare l'acqua nel pozzo ai suoi piedi, nemmeno per un attimo. Vi posso assicurare che parlare con una persona che non fa altro per tutto il tempo che rimestare e rimestare... splash... splash... splash... è una cosa che dopo un po' dà veramente sui nervi. Comunque, ala fine fummo colti dalla curiosità e gli domandammo spiegazioni riguardo al suo culto. Temushin ci spiegò che i sacerdoti adoravano una qualche entità chiamata "Fiamma che Canta", e che il suo compito, su quell'isola, era di accompagnare i coraggiosi che lo desiderassero al posto dove essa veniva custodita. Aramil e Gilraen furono incuriositi dall'offerta, e decisero di tentare: allora il sacerdote sollevò il bastone, che aveva un'estremità terminante in una specie di coppa, e con essa li aiutò a bere un sorso d'acqua della pozza. Io ero decisamente più diffidente, ma alla fine mi lasciai convincere. Cademmo tutti in un sonno profondo. |
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© Compagnia dell'Altare 2005 |