La Compagnia dell'Altare
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È cominciato tutto qualche tempo fa. Io vivevo tranquilla nella mia città adottiva, nelle Lande Desolate, senza dar fastidio a nessuno e senza che nessuno desse fastidio a me, quando all'improvviso mi fu ingiunto di partire per una missione. Era stato il Re in persona a ordinarlo, a me e ad altri tre vagabondi come me, e anche se a malincuore non potei far altro che obbedire.

Ci fu ordinato di scavalcare le montagne, e di recarci a un monastero che stava dall'altra parte della catena montuosa. Giunti lì, i monaci ci portarono in una stanza sotterranea e vedemmo... beh, non c'è bisogno che ve lo spieghi, dall'espressione dei vostri occhi mi par di capire che ci siate stati anche voi. Comunque, era una stanza circolare piena zeppa di nicchie, e in ognuna di esse si trovava una coppia di esseri, un maschio e una femmina. C'erano due elfi, due nani, due gnomi, due goblin, due umani, due orchi... ora non mi viene in mente quali altri individui ci fossero, ma erano veramente tutte le razze possibili e immaginabili. Tutte le razze che siano mai state create.

Tutte tranne le nostre.

Capii questo concetto solo in seguito, ma mi saltò subito all'occhio. In quella stanza eravamo infatti scesi solo noi quattro: io, Silvara, un Drago del Canto; la mia compagna Lorien, un Celestiale; Lostris, un demone con cui avemmo a che fare per poco; e Ryu, un Mutaforma che perdemmo di vista dopo qualche settimana. Nessuna delle nostre razze era presente nel cerchio delle nicchie.

Più tardi, i monaci ci spiegarono che quella era stata la nostra fortuna. Se anche noi fossimo appartenuti a quelle popolazioni che erano rappresentate nella stanza, ci saremmo persi in una contemplazione così profonda che nessuna forza al mondo avrebbe potuto portarci via da quel luogo... e certamente ci saremmo consumati fino alla morte per la fame e gli stenti. Essendo al di fuori della cerchia, invece, ce la cavammo con solo qualche ora di reverente estasi. Un prezzo più che onesto, alla fine.

Fummo riscossi da una considerazione inquietante... la stessa che probabilmente avete già fatto anche voi. Al centro della stanza, notammo all'improvviso, si ergeva un altare. E da quest'altare mancava qualcosa. Non so come feci a saperlo, sta di fatto che ogni cellula del mio corpo urlava che mancava qualcosa, e bastò questo fatto per farmi traboccare il cuore di furia, dolore e disgusto. Quasi persi i sensi dal dolore... non saprei nemmeno spiegarvi perché. Ma quando mi ripresi, sapevo cosa fare.

 

© Compagnia dell'Altare 2005